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  • Laos – Un corso formativo intensivo a vantaggio dei giovani poveri
    Laos – Un corso formativo intensivo a vantaggio dei giovani poveri

    (ANS – Vien Kham) – Il Laos è un Paese caratterizzato da un’economia in rapida crescita, basata principalmente sugli investimenti dei Paesi limitrofi, e una popolazione molto giovane. Da qualche anno anche il Laos è divenuto un territorio di attività per i Figli spirituali di Don Bosco, che ora intendono aumentare la loro offerta formativa in favore dei giovani più poveri attraverso un nuovo corso professionale.

    Era il 24 maggio 2004, e sotto il segno di Maria Ausiliatrice 5 exallievi delle scuole professionali salesiane thailandesi, un insegnante, e don Tito Pedron – missionario salesiano italiano, da oltre 40 anni al servizio dell’Ispettoria Salesiana della Thailandia (THA) – prendevano in affitto una casa, per avviare il Progetto Laos. Incominciarono con 12 allievi: l’anno dopo gli alunni erano 24. Quando arrivarono gli ispettori inviati dal Ministero del Lavoro rimasero molto colpiti dalla professionalità degli insegnanti e dal livello di apprendimento degli allievi.

    Considerato che il Paese è retto da un governo comunista, i Salesiani, pur godendo della stima delle autorità per il lavoro svolto in campo formativo, non possono diffondere il Vangelo. Ma possono divulgare il Sistema Preventivo di Don Bosco, attraverso l’educazione.

    Per questo motivo, e sempre con lo scopo di offrire alla gioventù del posto di maggiori opportunità per il futuro, il locale “Centro Don Bosco” ha pensato di realizzare un progetto da realizzare in cooperazione con l’Unione della Gioventù – l’organizzazione giovanile del partito comunista laotiano – della capitale Vientiane e di Vien Kham, località rurale sede dell’iniziativa. Si tratta di un corso professionale intensivo per formare meccanici specializzati in motocicli.

    “Qui, dove il mezzo di trasporto più diffuso è il motorino, è sicuramente una scelta vincente dal punto di vista occupazionale” ha commentato il salesiano don Patrizio Maccioni, anche lui missionario italiano e appartenente da decenni all’Ispettoria thailandese, nel chiedere aiuto alla Procura Missionaria Salesiana di Torino, “Missioni Don Bosco”.

    Il corso, di breve durata, sarà frequentato da 25 ragazzi, selezionati fra i più poveri della zona, perché non hanno la possibilità di seguire corsi più lunghi in città più lontane, e molti di loro verranno ospitati in un convitto. In questa fase organizzativa si sta pertanto cercando di raccogliere fondi per poter sostenere le spese relative al vitto, all’alloggio e alla formazione dei futuri allievi.

    Ulteriori informazioni sono disponibili su: www.missionidonbosco.org

     

    • Laos
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    • Formazione


    • Repubblica del Congo – Supporto alla modernizzazione della formazione professionale
      Repubblica del Congo – Supporto alla modernizzazione della formazione professionale

      (ANS – Brazzaville) – “Miei cari giovani, non vi raccomando penitenza e discipline, ma lavoro, lavoro, lavoro!” (MB IV, 216). Così diceva Don Bosco, in una delle sue tante esortazioni ai ragazzi per motivarli all’impegno concreto e operoso nella società. I Salesiani, suoi eredi, accompagnano da sempre i giovani nella formazione al lavoro, consapevoli pure che per dare delle opportunità concrete ai ragazzi c’è bisogno di strumenti efficaci. Per questo presso il Centro di Formazione Professionale (CFP) dell’opera “Cité Don Bosco” di Brazzaville, nella Repubblica del Congo, è stato lanciato un progetto di “Supporto alla modernizzazione della formazione professionale”.

      Il progetto partirà nel prossimo mese di maggio e durerà fino al successivo mese d ottobre. Esso prevede tre ambiti fondamentali: lo sviluppo delle competenze dei formatori; acquisto di nuove attrezzature; la creazione di nuovi percorsi e nuovi laboratori di formazione.

      Al primo settore faranno riferimento le attività per l’ampliamento della biblioteca, la risoluzione di problemi logistici relativi al trasporto dei formatori e un miglioramento delle loro retribuzioni, la concessione di borse di studio e la formazione dei formatori sul piano tecnico-pedagogico, da realizzare all’estero.

      Gli acquisti delle nuove attrezzature prevedono invece la dotazione di strumenti aggiornati e di qualità per gli indirizzi di Elettrotecnica, Climatizzazione, Tornitura-Saldatura e Carpenteria), oltre a provvedere alle strumentazioni necessarie per la creazione di un’autoscuola interna al corso di Meccanica Automobilistica – così da dotare di patente di guida gli allievi che fuoriescono dal corso – che sarà necessario conseguire.

      Infine, i responsabili del CFP di Brazzaville, tenuto conto delle richieste del mercato del lavoro locale e degli interessi dei loro allievi, intendono aprire nuovi corsi di Edilizia, Energie Rinnovabili, Manutenzione dei computer e delle reti, degli apparecchi elettronici e audiovisivi.

      Il progetto, accompagnando i giovani verso la loro occupazione, comporterà dei benefici economici in primis per i ragazzi, ma secondariamente anche sulle loro famiglie e l’intera realtà locale; inoltre favorirà la pace sociale, perché allontanerà i giovani dai pericoli di chi li recluta nella attività illegali.

      A livello numerico, quest’iniziativa prevede di migliorare la formazione di 21 docenti, e di aumentare l’accoglienza di studenti di 3000 unità nei prossimi 3 anni.

      • Repubblica del Congo
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      • Timor Est – La prima comunità salesiana celebra 70 anni
        Timor Est – La prima comunità salesiana celebra 70 anni

        (ANS – Fuiloro) – L’opera salesiana “Don Bosco Fuiloro”, situata all’interno di 145 ettari di terreni agricoli nell’Estremo Oriente di Timor Est, festeggia quest’anno il suo 70° anniversario di esistenza. Avviata nel 1948, fu il primo istituto salesiano realizzato dopo l’approdo della seconda spedizione missionaria, nel 1946. Nei suoi 70 anni di storia, che hanno consegnato al Paese migliaia di giovani formati al lavoro, questa scuola tecnico-agricola ha dovuto fronteggiare molte sfide.

        Ad esempio, in ben due occasioni dovette interrompere le attività: dapprima (1975-1988), per la turbolenta situazione sociale e politica; più recentemente (2015-2017) a causa di diverse ragioni esterne. Inoltre, anche oggi, a causa delle condizioni della rete stradale, per raggiungere l’opera ci vogliono non meno di 6-7 ore, partendo dalla capitale, Dili.

        Tuttavia, la comunità salesiana, composta da sei religiosi – 3 sacerdoti, un Salesiano Coadiutore e due tirocinanti – è il nucleo della grande Comunità Educativo-Pastorale, che tutta insieme anima la scuola tecnico-agricola, con oltre 200 studenti, e la scuola superiore, con oltre 1000 studenti; accompagna i gruppi locali della Famiglia Salesiana; e sostiene le attività pastorali in molte cappelle della vicina parrocchia salesiana di Los Palos.

        L’ampio territorio agricolo e i piccoli allevamenti di suini e bovini offrono un naturale campo di allenamento per gli allievi della scuola tecnico-agricola e delle opportunità per la auto-sostenibilità della missione salesiana – anche se le infrastrutture hanno bisogno di rinnovamento e si spera nel sostegno di benefattori esteri.

        Nonostante la situazione economica non favorevole, data l’assenza di qualsiasi sussidio governativo, i laici collaboratori nella missione molto dediti al loro lavoro di insegnanti e istruttori e la comunità sono molto grati in particolare per il continuo sostegno da parte della Procura Missionaria Salesiana dell’Australia (ASMOAF).

        Il convitto interno dell’opera, che offre l’Eucaristica quotidiana, è anche un terreno fertile per le vocazioni e anche quest’anno un allievo di 12 anni si è unito all’aspirantato di Los Palos, sperimentando la formula del “vivere in” – che unisce studio e accompagnamento – con la comunità salesiana.

        In generale, la tradizione vocazionale è viva presso Fuiloro, e l’opera, dopo 7 decadi, guarda avanti alle numerose sfide con la voglia di servire sempre meglio i giovani poveri delle aree rurali di Timor Est.

        Fonte: AustraLasia

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        • Brasile – Incontro Panamazzonico Salesiano: il Sinodo ci interpella!
          Brasile – Incontro Panamazzonico Salesiano: il Sinodo ci interpella!

          (ANS – Campo Grande) – La mattina del 12 aprile Papa Francesco ha partecipato all’apertura dei lavori preparatori al Sinodo dei Vescovi per la Regione Panamazzonica, insieme ad una trentina di delegati provenienti da tutto il mondo. Il Papa, con cardinali, vescovi e laici, ha discusso i passi per quel sinodo, che svilupperà il tema “nuovi cammini per la Chiesa e per una ecologia integrale”. I Salesiani, missionari per natura, sono profondamente interpellati da questo appuntamento.

          Nel corso dei secoli, e con momenti significativi e altri contraddittori, la Chiesa Cattolica ha segnato la storia dell’Amazzonia. Il cardinale Claudio Hummes, Presidente della Rete Ecclesiale Panamazzonica (REPAM), ha affermato: “La Chiesa in Amazzonia ha bisogno di rinnovare la sua presenza, di stabilire nuovi cammini, per aiutarla ad alzarsi dalla sua poltrona, perché cammini verso le periferie, verso i luoghi più bisognosi”.

          Il termine “Panamazzonia” venne definito il 7 agosto 2014, e descrivendo sotto questo termine l’insieme di quei Paesi sudamericani che hanno nei loro territori grandi estensioni della foresta amazzonica: Bolivia, Brasile, Colombia, Ecuador, Guyana Francese, Guyana, Perù, Venezuela e Suriname.

          Nei giorni 19-22 aprile, otto rappresentanti dell’animazione missionaria delle Ispettorie brasiliane di Brasile-Campo Grande, Brasile-San Paolo e Brasile-Manaus e dei paesi del Perù e dell’Ecuador si sono incontrati presso l’Istituto Salesiano di San Vicente, nell’Ispettoria di Campo Grande, per riflettere insieme sul Sinodo sulla Panamazzonia. L'incontro è stato guidato da don Martín Lasarte, del Dicastero delle Missioni, e accompagnato dal Coordinatore dell’équipe di Pastorale di Campo Grande, don Wagner Luís Galvão.

          “L’Ispettoria di Campo Grande ha un’esperienza centenaria tra gli indigeni, che è una ricchezza per il mondo, per la Congregazione e per tutta la Chiesa – ha commentato don Martin Lasarte –. Stiamo riflettendo con i missionari di varie Ispettorie, per prepararci al Sinodo sulla Panamazzonia. A novembre, contiamo di riflettere sul nostro passato, sul nostro patrimonio storico come Ispettoria, sui miglioramenti fatti e sulle sfide che affrontiamo. Abbiamo grandi sfide nel nostro lavoro pastorale con le popolazioni indigene nel mezzo di questo un grande territorio chiamato Amazzonia e particolarmente nel Mato Grosso. La nostra presenza potrebbe essere più significativa, specialmente a motivo del nostro carisma giovanile ed educativo?”

          Per questo don Lasarte ha invitato a “incoraggiare e mantenere questo spirito missionario. E non pensiamo semplicemente alle missioni tra Xavantes e Bororo, ma ad avere uno zelo missionario in tutte le attività salesiane”.

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          • Sinodo per la regione Panamazzonica
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          • Messico – Il Rettor Maggiore: “Il criterio di Don Bosco era la carità per le persone più bisognose, soprattutto per i giovani”
            Messico – Il Rettor Maggiore: “Il criterio di Don Bosco era la carità per le persone più bisognose, soprattutto per i giovani”

            (ANS – Tijuana) – La permanenza del Rettor Maggiore, Don Ángel Fernández Artime, in Messico, è stata necessariamente breve, ma il suo passaggio attraverso ciascun luogo e le sue parole rimarranno a lungo nei cuori dei laici, dei Salesiani, della Famiglia Salesiana, ma soprattutto dei giovani. Gli ultimi due giorni sono stati caratterizzati da visite molto profonde e commoventi. Il X Successore di Don Bosco ha potuto vedere il lavoro realizzato con i giovani, i poveri, gli immigrati.

            Ai prenovizi, ai Salesiani anziani e ai novizi di Antille, Ecuador, Haiti e Messico, ha ricordato: “non basta stare con i giovani per essere Salesiani… Noi Salesiani abbiamo nei nostri cuori l’opzione per i giovani, per i giovani più bisognosi… E ricordate che prima di tutto siamo uomini di Dio, perché Dio è al centro della nostra vita”.

            A Tijuana è stato con i giovani del Movimento Giovanile Salesiano. “Cosa farebbe Don Bosco qui a Tijuana, sul confine?” gli ha domandato un giovane. “Beh, la domanda non è facile… Dico sul serio, vorrei sapere anch’io cosa avrebbe fatto Don Bosco qui a Tijuana… E qui arriva ciò che mi affascina di Don Bosco: non aveva ricette per ogni situazione, non possiamo idealizzarlo in modo inappropriato… Ma sono convinto che Don Bosco non avrebbe cercato ciò che doveva fare, perché era certo di cosa sentiva il suo cuore. E cioè: un amore folle per i suoi ragazzi. Don Bosco avrebbe cercato di prendersi cura degli adolescenti, affinché nessuno li irretisse”.

            Sabato 21 è stato l’ultimo giorno del Rettor Maggiore nell’Ispettoria di Messico-Guadalajara e la realtà dell’immigrazione è stata al centro della sua attenzione. Don Á.F. Artime ha potuto conoscere chi la subisce in prima persona. Nel Refettorio Salesiano “Padre Chava” ha presieduto l’Eucaristia con i Salesiani e i loro collaboratori che portano avanti questo lavoro che assiste quotidianamente oltre mille persone – principalmente uomini e donne, alcuni con bambini piccoli, provenienti dall’interno del Paese, ma anche da altri Paesi dell’America Centrale e in alcuni casi da altri continenti.

            Sottolineando la differenza di motivazioni tra un’opera sociale e un’opera salesiana, il Rettor Maggiore ha ricordato che il “il criterio di Don Bosco era la carità per le persone più bisognose, soprattutto per i giovani”, una carità che scaturisce dall’amore di Dio, così come manifestato in ciò che gli Apostoli fecero per il paralitico menzionato negli Atti degli Apostoli, laddove gli diedero il meglio che avevano: la possibilità di essere guariti “nel nome di Cristo risorto”.

            Quindi, nella zona conosciuta come “il faro”, dove inizia la linea di confine tra il Messico e gli Stati Uniti (che non è solo una linea formale che determina il confine tra i due Paesi, ma anche un muro che si estende per migliaia di chilometri) ha potuto osservare di persona il dramma che vivono innumerevoli famiglie divise: dal lato messicano ci sono padri o madri che sono stati espulsi; dal lato statunitense ci sono bambini e ragazzi che, essendo nati in quella nazione, sono potuti rimanere. Parlare attraverso il muro, sotto la stretta sorveglianza della polizia, è l’unica opzione di “condivisione”, senza alcuno spazio per neanche una carezza.

            In un momento di condivisione con i Salesiani su quanto vissuto, il Rettor Maggiore ha infine fatto capire che ciò che viene fatto dai Salesiani sulla frontiera non è affatto male, ma evidentemente non è ancora abbastanza: “dobbiamo fare di più”. Questa stessa convinzione è stata da lui espressa anche in un video, diretto in particolare ai Salesiani del continente americano.

            Le foto della visita sono disponibili su Flickr.

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